Tokyo night, Milan day

Sin da piccola il 31 dicembre mi mette addosso una tristezza infinita.
La malinconica realtà di anno che va via, l’ansiosa aspettativa di uno nuovo che arriva.
Quando andavo a scuola pensavo fosse meglio far coincidere l’inizio di un nuovo anno con la fine delle vacanze estive. Se ci pensate ha molto più senso. La tristezza di un’estate ormai lontana, e l’inizio della scuola che incombe come una scure sul collo degli studenti.
Ed invece si cambiano i calendari il 1 Gennaio.
Cosa cambia a parte la data nella notte del 31?
Vi sentite diversi il primo mattina al vostro risveglio?
Per me non cambia assolutamente nulla. Sogno di un Capodanno trascorso in sordina, nel letto in compagnia di un buon libro, superare la mezzanotte senza spumante, auguri e canzoni nostalgiche.
Capodanno, Ferragosto, Pasquetta sono feste che dovrebbero essere bandite, giorni taboo da cancellare sul calendario.
Il tormentone, “Che fai a Capodanno?” iscritto come reato.
In quei maledetti giorni sei costretto a festeggiare qualcosa che odi o se boicotti i festeggiamenti ti senti comunque uno sfigato perchè non hai organizzato nulla.
Per me e la mia piccola famiglia, quest’anno è stato un Natale lontano da casa. Lontano dal’Italia, dai piatti tipici della mia amata Puglia, dall’orda di parenti che si riunisce a casa.
Lo ammetto, è stato difficile trascorrere questi giorni in Giappone.
Un groppo sempre stretto in gola, che di tanto in tanto si scioglie in un penoso pianto. Sono sopravvisuta al Natale, ancora 24 ore per cantare vittoria e poter dire: “Finalmente anche il tanto odiato Capodanno è finito”.
Per mia fortuna, il Capodanno qui in Giappone viene vissuto in maniera diversa.
Noi siamo adesso a casa dei miei suoceri, 3 ore e mezza da Tokyo, immersi nella vita di paese.
Per i Giapponesi Capodanno è periodo di grandi pulizie in casa, di ritorno al paese natio, di riflessione e preghiera.
Di solito la sera del 31 Dicembre si cena tutti assieme, a mezza notte si mangiano i soba (taglionini in brodo, freddo o caldo) e si va al tempio a pregare.
Noi di solito ci andiamo il 1 Gennaio, una preghiera di buon auspicio presso il tempio Shintoista qui vicino e nuovi portafortuna per la casa.
Niente cenoni a base di anguilla, niente Carlo Conti in tv, niente botti e fuochi d’artificio.
Forse il Capodanno giapponese mi si addice di più di quello in Italia.
Ma ciò non cancella il restogusto malinconico di questa festa tanto odiata.
Sarebbe bello tornare indietro a quando ero bambina, a quei Natali e Capodanni trascorsi con la famiglia, quando tutti erano ancora lì. Bacerei mia nonna che ad ogni Capodanno dopo il brindisi diceva sorridendo “Speriamo di esserci anche l’anno prossimo”, abbraccerei mio padre già a letto dalle dieci augurandogli la buona notte e prendendolo in giro per andare a letto con le galline.
Non voglio augurarvi Buon Anno, sarebbe ipocrita da parte mia. Che voi facciate parte di quelli che partecipano ai velioni, o che preferiate essere già a letto alle 21,00, vi auguro di trascorrere questo giorno con le persone che amate e di abbracciarle forte perchè l’anno appena trascorso sono state con voi, ma non potete sapere se ci saranno anche l’anno prossimo.

Betty from Tsuruga