Tokyo night, Milan day

 

 

 

Quanti di voi hanno visto questo video di Bruce Lee?

Un pugno da una distanza così ravvicinata, eppure di una potenza enorme.

Questa tecnica è figlia del Wing Chun. Un’arte marziale di nicchia, nata in Cina, figlia di una lunga tradione orale, conosciuta da pochi, praticata dagli eletti.

 

Le ricerche per il secondo libro della serie di Coming Back, ieri mi hanno portato a Yokohama nella China Town più famosa del Giappone.

Ho fatto visita al dojo di Sifu Chien, allievo del nipote di Ip Man, (Maestro di Bruce Lee), il primo ad aver introdotto il Wing Chun in Giappone.

Sentivo il bisogno di vedere con i miei occhi un dojo, sperimentare sulla mia pelle le basi di quella tecnica che i personaggi dei miei libri padroneggiano.

Dopo aver contattato una degli allievi Senior del dojo, ieri di buon mattino, sono partita alla volta di Yokohama.

Un’ora e mezza di treno per arrivare a China Town. Non appena varco il portale di legno del quartiere, come d’incanto sembra di aver superato i confini del Giappone ed essere entrati nella terra del Drago Rosso.

Alle dieci del mattino pochi i turisti che di solito affollano le viuzze, una pace ed una calma quasi surreali che preannunciano l’inizio di un’altra giornata fervente di vita.

Ci metto un po’ a trovare la palestra, le insegne quasi tutte in cinese non aiutano il mio scarso senso dell’orientamento. Fortuna che Google Map mi dà un mano e come una rabdomante con I- phone alla mano attraverso vicoli e oltrepasso vetrine di ristoranti cinesi e negozi di souvenir. Dopo venti minuti persa nel dedalo delle strade finalmente trovo il posto.

“Sono in anticipo”.

Decido di fare una puntatina al tempio Taoista dietro l’angolo.

Una preghiera agli dei prima dell’allenamento.

 

 

 

 

Alle undici ritorno al dojo, terzo piano di un  palazzo sopra una piccola bettola cinese.

Lanterne rosse pendono dal soffitto, scritte in oro al centro della sala, in un angolo seduto, Sifu Chien.

Vengo accolta dalla sua allieva, una bellissima ragazza giapponese di nome Mariya.

Dopo pochi minuti arrivano anche altre due studentesse, una mamma e sua figlia.

 

Le vedete qui in foto insieme a me.

 

 

 

Il Maestro è di poche parole, Mariya mi sommerge di parole e di spiegazioni, dolcissima e super disponibile mi spiega il primo Kata, le posizioni base e inizio la mia prima sessione di Wing Chun.

 

Da piccola ho praticato Karate, non sono un’esperta di arti marziali, ma mi rendo subito conto dell’enorme differenza di stile e movimenti.

La forza e la dinamicità del Karate, ormai dimenticati in un angolo, al loro posto movimenti morbidi, all’apparenza innocui, ma dal colpo letale.

Tutta l’energia viene raccolta all’altezza del petto, Il Plesso Solare, fonte di forza, il punto da proteggere sempre. Ogni sequenza di movimenti parte dal lato sinistro. Mi insegnano a colpire e a parare. Nella mia mente all’inizio faccio difficoltà a rilassarmi, contraggo troppo i muscoli. Mariya si avvicina e mi dice di allentare la tensione, di far partire i movimenti dal centro del mio petto. Le gambe e i piedi leggermente flessi, sono l’asse portante dell’equilibrio. Solo le braccia e le spalle si muovono.

Sifu Chien osserva con attenzione, correggendo le posizioni e poi prendendo parte ad un allenamento con una veterana.

Mi metto seduta, incantata dai movimenti veloci e precisi. Una danza di mani e braccia, spalle e gomiti, nessun segno di forza o fatica sui loro volti.

Tutto in assoluto silenzio, nessun urlo animalesco, grido di forza o incitamento. Solo pochi accorgimenti detti di tanto in tanto dal Maestro.

 

Verso la fine Mariya mi invita a provare a colpire un cuscino che lei tiene fermo all’altezza del petto con entrambe le mani.

Eseguo i pugni che mi sono stati insegnati, pugni verticali, che partono dal centro del petto e mirano contro l’avversario.

Poi scambiamo i ruoli e lì ho un assaggio del famoso pugno di Bruce Lee.

Mariya ci va piano all’inizio, sono io che le chiedo di fare sul serio per provare la reale forza del suo pugno.

Stringo con entrambe le mani il cuscino e lei sferra un pugno, uno solo che mi fa arretrare di qualche metro.

Il suo movimento all’apparenza debole e innocuo cela nel momento dell’impatto tutta la sua forza.

Lì in quel momento mentre indietreggiavo sotto la potenza di quel pugno ho avuto un assaggio del reale potere del Wing Chun.

 

Qui potete vedere Sifu Chien durante  un allenamento nel dojo di Yokohama.

 

 

 

 

 

Un arma letale il Wing Chun, nasconde la sua vera potenza sotto le spoglie di uno stile misero.

Una tecnica che mira al risparmio energetico, sfruttando invece la forza dell’avversario a proprio vantaggio.

Uno stile per anni protetto dalla tradizione cinese, interdetto agli stranieri, un tesoro da custorire gelosamente.

Per questo, ancora oggi, sono in pochi a praticarlo all’estero.

Ieri è stata un’esperienza unica, ho potuto avere un piccolo assaggio di questa splendida tecnica e forse sono riuscita a capirne un po’ di più lo spirito.

Spero di riuscire a infonderlo anche nei miei personaggi, ma quello lo scoprirete soltanto leggendo Coming Back e il suo seguito. (^^)

 

A presto,

 

Betty from Tokyo