Tokyo night, Milan day

 

“Kudaranai” in giapponese significa da poco conto, insignificante.

Il significato di questa parola però non si riduce a questo, ha una nuance divesa, difficile da tradurre.

Lasciate che vi spieghi cosa questa parola significhi per me.

 

KUDARANAI: il risveglio tutte le mattine alle sette, alle otto poi svegliare tuo figlio per l’asilo.

«Alzati, è tardi.»

«Fai colazione, veloce! Siamo in ritardo»

«Sbrigati, ti prego.»

«No, non puoi vedere i cartoni adesso. Dobbiamo andare.»

«È tardi, muoviti!»

La stessa litania dal lunedì al venerdì, se mettessi un disco sul tasto RIPETIZIONE avrebbe lo stesso effetto e tu risparmieresti fiato e bile.

KUDARANAI: tornare a casa e trovare l’appartamento simile ad uno scenario post apocalittico. Letti ancora disfatti, piatti sporchi della colazione nel lavello, una montagna di panni da piegare nella cesta che ti guardano pietosi con gli occhi di chi ha voglia di tornare a casa dopo un lungo viaggio.

KUDARANAI: aprire il frigo tristemente vuoto e ricordare troppo tardi di dover ancora fare la spesa. Nascosto in fondo alla testa il miserabile dubbio di tutti i giorni,

“…e stasera… che ci mangiamo?”

KUDARANAI: continuare a ripetere la sera quella parola mentre stendi l’ennesima lavatrice che ti porta via troppo tempo, quando invece avresti potuto occupare quel tempo in maniera diversa e sicuramente più costruttiva.

KUDARANAI: dopo aver lasciato tuo figlio a scuola, portarti il pc dietro e lavorare in una caffetteria perchè sai che se tornassi a casa non riusciresti a ignorare il caos che abita l’appartamento senza sentirti in colpa.

KUDARANAI: renderti conto che questa è la triste realtà della vita di una donna sposata con figli.

Se l’uomo può permettersi di pensare unicamente al lavoro e dedicare il suo tempo libero a guardare la TV o a fare sport, alla donna non è concesso questo lusso.

Deve prima pensare alla famiglia, alla casa, alla cucina, al bucato, alla spesa, agli incontri genitori-insegnanti, a lavare i piatti, a spolverare e dopo, molto dopo, in quel risicato spazio di tempo rimasto, pensare alla sua di vita.

KUDARANAI: quando vorresti stare seduta al pc e dedicarti 24h su 24 alla scrittura, ed invece il tuo lavoro di mamma, madre e moglie ti tiene in ostaggio, lontano da quel mondo in cui la parola “KUDARANAI” non esiste.

KUDARANAI: quando ti guardi allo specchio e le occhiaie non vanno via. E tuo marito appena uscito dalla doccia ha l’ardire di dirti «Ti trovo stanca…perchè non smetti di scrivere?»

E tu, isterica gli rispondi: «Io non smetto di scrivere, magari smetto di occuparmi di voi e mi riposo. Che ne dici?»

 

 

E nel letto prima di addormentarti, speri che il giorno dopo la tua vita KUDARANAI, possa per magia trasformarsi in qualcosa di simile alle pagine che hai scritto, ma niente.

Al tuo risveglio è tutto come l’hai lasciato: la lavastoviglie da svuotare, il bucato da piegare, i giocattoli da sistemare, l’immondizia da buttare, la spesa da fare, la cena da preparare.

E poi, sullo scrittoio il tuo pc aperto ti guarda con lascivia invitandoti ad aprire di nuovo le porte di quel mondo perfetto di cui non sei sazia, in cui puoi rifugiarti ogni giorno, anche se per poche ore, fregandotene di quel maledetto KUDARANAI che abita ancora là fuori, nel mondo reale.

E prometti a te stessa di trovare il modo di sfrattare quell’orrendo mostro di noia da casa tua, forse… un giorno… perchè o se ne andrà lui o te ne andrai tu.

 

Betty from Tokyo