Tokyo night, Milan day
Qualche settimana fa in un talk show in tv hanno detto che il Giappone è agli ultimi posti nella classifica della disparità tra uomo e donna.

Di certo non pensavo fosse primo in classifica ma nemmeno così in basso. (Italia 50esimo posto, Giappone al 111esimo).

Non voglio tediarvi con un’analisi di dati e tabelle nè con un’arringa femminista. Lasciate che vi racconti la mia esperienza.

Alla domanda “Com’è essere sposati con un giapponese?”

“A parte gli occhi a mandorla? E’ come essere sposati con un italiano meridionale” la mia risposta.

A me la completa cura della casa, dal bucato, alle pulizie, dalla spesa, alla cucina… a lui la parte economico/finanziaria/burocratica della nostra vita matrimoniale.

Fin dai primi tempi di convivenza agli ultimi anni post matrimonio è stato questo il nostro schema.

Lui viene da una famiglia in cui la mamma ha smesso di lavorare per stare dietro a 3 figli, mentre il padre al lavoro, portava i soldi a casa.

Io? Papà medico, sempre al lavoro, mamma insegnante, nonostante il lavoro si è sempre presa cura di noi figlie, del marito e della casa.

Ma forse quelli erano altri tempi.

Ancora oggi, qui a Tokyo, io faccio esattamente quello che hanno fatto mia madre e mia suocera. Forse i tempi non sono poi così cambiati.

A me sta bene così. Non sono mai stata una femminista. Dopo aver avuto un figlio ho smesso di lavorare, per dedicarmi alla famiglia.

(in cuor mio spero di riprendere presto una volta mandato il pargolo all’asilo) mi sono potuta concedere qualche anno di stop da dedicare a mio figlio. E questo lo devo a mio marito.

Svegliarsi la mattina e non doversi preoccupare dei soldi che entrano in casa, è un enorme sollievo.

E poi parliamoci chiaro, ci sono alcune cose, soprattuto dopo la nascita di un figlio che solo una donna può fare.

Per quanto abbia cercato di allenare mio marito nella cura del piccolo, in caso di emergenza, ( mia malattia con ricovero in ospedale o morte) sono io a prendermi cura del piccoletto. Mio marito è il compagno di giochi del figlio. Adorano rincorrersi per casa, giocare a nascondino, saltare sul letto ( nonostante io l’abbia appena rifatto), schizzarsi nel bagno, fare la lotta sul divano. E ci sta. Quelli sono giochi che solo un papà è in grado di fare.

La mamma serve a tranquillizzare il cucciolo quando piange, a metterlo a nanna, a preparagli la colazione la mattina. Abbiamo trovato il nostro ritmo e non per questo mi sento inferiore a mio marito o discriminata. E’ un periodo, quando mio figlio inizierà la scuola inizierà per noi una nuova fase, perchè non godermi questo tempo finchè posso senza dover per forza rincorrere sogni di gloria e carriera professionale?

 

Guardando la notizia in tv sono rimasta piuttosto sorpresa.

Ho sempre pensato che le donne giapponesi fossero delle tipe toste.

Sono loro a comandare in famiglia.

Ancora non riesco a farmene una ragione, ma per tradizione quando una coppia si sposa è la donna a tenere in mano e gestire il portafoglio famigliare.

Se il marito vuole fare qualche acquisto extra deve chiedere i soldi alla consorte che di solito gli da un paghetta mensile, la cui cifra varia a seconda delle famiglie, che il marito può spendere per andare a bere con i colleghi o per i suoi hobby.

Sta cosa non sta nè in cielo nè in terra secondo me.

Poveri mariti, non soltanto si ammazzano di lavoro, ma non sono nemmeno padroni di gestire il loro stipendio.

Naturalmente nella mia famiglia questo non succede. Ma i miei cognati nipponici adottano tutti quel sistema.

 

Vi racconto un aneddoto.

Eravamo in un negozio di orologi, mio marito dopo aver finito un progetto di lavoro ha voluto premiarsi con un orologio nuovo, mi ha chiesto di accompagnarlo a sceglierlo. ( facciamo quasi sempre spese assieme) mentre eravamo seduti a pagare il nostro acquisto, al tavolo vicino, un uomo sulla trentina vestito in giacca e cravatta, stava ritirando l’orologio che aveva appena comprato.

 

Il commesso gli chiede il metodo di pagamento. Il cliente lo fissa, “carta di credito con pagamento a rate”, poi aggiunge “la prego di non inviarmi la ricevuta a casa, la mandi in ufficio.” Il commesso con uno sguardo complice “ non si preoccupi, ricordo bene. Meglio che sua moglie non venga a sapere di questo” dice indicando l’orologio appena acquistato. Il Cliente con una risata imbarazzata… “ è lei che tiene a casa il portafoglio”

 

Quel povero disgraziato aveva comprato un orologio (che non costava proprio due spicci) di nascosto dalla moglie.

Mi ha fatto tanta pena, e poi mi sono messa nei panni della moglie. Se mai l’avesse scoperto… come avrebbe reagito?

 

Sono nove anni che vivo a Tokyo, e non ho mai avvertito alcuna discriminazione sessuale. Anzi, a volte i giapponesi sono fin troppo timorosi di farsi valere di fronte ad una donna.

E poi la tv dice che il sesso forte qui in Giappone è quello maschile.

 

I mitici samurai sono diventati delle timide gheishe, e loro, le donne, dei ninja spietati.